Autostima

Sindrome dell'impostore: sentirsi una frode nonostante i risultati

Hai studiato, lavorato, ottenuto risultati — eppure dentro c'è la sensazione di non meritarli, di essere lì per caso. È più comune di quanto pensi.

Virginia Scarmignan, psicologa a Torino

Virginia Scarmignan

14 giugno 2026 · 5 min di lettura

"Prima o poi si accorgeranno che non sono all'altezza." Se questo pensiero ti suona familiare, non sei solo/a. La cosiddetta sindrome dell'impostore è quella sensazione persistente di essere una frode — di aver ingannato tutti, e che il proprio valore sia un equivoco destinato a venire smascherato.

Il paradosso

La parte più spiazzante è che colpisce spesso proprio le persone competenti. Chi ottiene risultati reali, chi viene apprezzato, chi "oggettivamente" ha le carte in regola. I successi non bastano a zittire la voce interna: vengono attribuiti alla fortuna, al caso, all'aver lavorato il doppio, all'aver ingannato gli altri.

È un paradosso crudele: più si raggiunge, più cresce la paura di essere scoperti.

Come si riconosce

  • Attribuire i propri successi a fattori esterni ("è stata fortuna", "chiunque ci sarebbe riuscito")
  • Paura costante di essere "smascherati" come incapaci
  • Difficoltà a interiorizzare complimenti e riconoscimenti
  • Lavorare il doppio per compensare un'inadeguatezza che si dà per scontata
  • Confrontarsi continuamente con gli altri, uscendone sempre perdenti

Da dove arriva

La sindrome dell'impostore affonda spesso le radici nella storia personale: messaggi ricevuti su quanto si "valesse", ambienti molto competitivi o esigenti, l'idea che l'amore e l'accettazione andassero meritati con le prestazioni. La voce critica che ne deriva non racconta la realtà — racconta quello che si è imparato a credere su di sé.

È strettamente legata all'autostima: non a quanto vali davvero, ma a quanto riesci a sentire il tuo valore.

Cosa può cambiare

Non si tratta di convincersi a forza di essere bravi. Si tratta di esplorare l'origine di quella voce, capire a chi appartiene davvero, e costruire un rapporto più equilibrato con se stessi — uno in cui i risultati si possano anche, semplicemente, riconoscere.

Se ti pesa, è qualcosa di cui si può parlare. Il primo colloquio gratuito è uno spazio per iniziare a farlo.

Domande frequenti

La sindrome dell'impostore è un disturbo?

No, non è una diagnosi clinica: è un'esperienza psicologica molto diffusa. Può però pesare e vale la pena affrontarla se condiziona il lavoro o l'autostima.

Perché ho successo ma mi sento comunque inadeguato?

Perché i risultati esterni non bastano a zittire una voce critica costruita nel tempo. In un percorso si lavora proprio su quella voce e sulla sua origine.

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